Tutto quello che c'è da sapere su Phillip Island: l’analisi delle criticità per la SBK

Ecco tutto quello che c’è da sapere sul tracciato australiano, che nel weekend ospiterà l’appuntamento numero uno del Mondiale delle derivate di serie

Tutto quello che c'è da sapere su Phillip Island: l’analisi delle criticità per la SBK
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Marco PezzoniMarco Pezzoni

Pubblicato il 17 febbraio 2026, 15:03

Conclusa la due giorni di test ufficiali che ha visto il dominio di Bulega e della Ducati, è prima race week per il Mondiale Superbike con una venue sempre presente dal 1988, l’Australian Round a Phillip Island. 

Il moto-mercato invernale ha portato con sé diverse novità per la stagione 2026: Lecuona in Ducati al fianco di Bulega, Baldassarri (che ritorna in SBK) in GoEleven Ducati, Vierge in Yamaha con Locatelli, Oliveira e Petrucci in BMW, Bautista da Barni, Dixon e Chantra, entrambi infortunati, in Honda HRC, Surra in Motocorsa Ducati, Manzi in GRT Yamaha e Rato da MotoXRacing Yamaha.

Storia, caratteristiche ed incidenti avvenuti sul tracciato australiano

A differenza del Motomondiale che ha dovuto attendere ben 40 anni prima di mettere piede in Australia, in Superbike la terra dei canguri è presente sin dalla prima stagione del Mondiale, quel 1988 nuovo per tutti. 

Come per il Motomondiale, anche la Superbike ha utilizzato due circuiti del vasto territorio australiano: Oran Park nel biennio 1988-1989 e Phillip Island dal 1990 in poi, saltando solo le edizioni del 1993 (Australia e Nuova Zelanda rimpiazzate quell’anno da Malesia e Messico), e del biennio 2020-2021 per pandemia. In tutto sono 34 le edizioni dell’Australian round nella storia del Mondiale Superbike, 2 ad Oran Park e 32 a Phillip Island.

Le caratteristiche

Phillip Island misura 4,45 km e consta di 12 curve, 5 a destra e 7 a sinistra, la sede stradale è larga 13 metri ed il rettilineo principale è lungo 900 metri. Si tratta di un circuito altamente spettacolare posto su un terreno ondulato sul ciglio di una scogliera, formato da un continuo susseguirsi di curve veloci e di ampio raggio spezzato solo da due tornantini, dove si possono ammirare audacissimi sorpassi. L'unico rettilineo degno di nota, quello dei box, è in discesa e vi si raggiungono velocità di punta molto elevate. Caratteristici i vari tratti vicini al mare, suggestivi e amati dai fotografi di tutto il mondo. Da segnalare la costante presenza di gabbiani ed oche nell’area del circuito, che spesso rappresentano un rischio di impatto per i concorrenti. 

Incidenti

Quando si parla di incidenti a Phillip Island per la SBK, la mente non può che tornare all’edizione del 2000 e alla caduta di Carl Fogarty in gara-2 mentre tentava di recuperare. Altri incidenti “famosi”: Biaggi nel 2008 in gara-2 e Checa nel 2013.

25 aprile 2000, gara-2. Nel weekend che vede Gobert dare a Bimota l’ultima vittoria assoluta in SBK, c’è anche l’incidente che fa chiudere la carriera al Re del Mondiale SBK Carl Fogarty. Nel tentativo di recuperare da una brutta partenza, Fogarty urta accidentalmente Ulm e finisce per terra procurandosi la frattura dell’omero sinistro. La prognosi iniziale di 40 giorni si rivela una sentenza, nonostante diversi tentativi di rientrare Foggy il 20 settembre annuncia il ritiro dalle competizioni. 

2 marzo 2008, gara-2. Bayliss è in fuga solitaria nel round di casa seguito dalla Suzuki di Fonsi Nieto e da Max Biaggi sulla Ducati Sterilgarda. Arrivando in curva-1, Max, nel tentativo di uscire dalla scia di Nieto, viene investito dall’aria della moto dello spagnolo e perde l’anteriore della sua Ducati scivolando ad alta velocità e rischiando a sua volta di travolgere Fonsi. 

24 febbraio 2013, gara-1. Siamo alla curva 4 del giro 12 di una gara che vedrà tre Aprilia davanti a tutti alla bandiera a scacchi. Checa, sulla Panigale V2 del team Alstare, sbaglia la frenata di curva 4 e travolge il malcapitato Melandri. Lo spagnolo resta a terra privo di sensi per qualche minuto, con Melandri che corre subito a sincerarsi delle condizioni dell’ex compagno di marca in MotoGP. Carlos fortunatamente non riporta grandi fratture ma non parte per gara-2. 

I tratti caratteristici del tracciato australiano

Phillip Island è un tracciato piuttosto particolare, un misto di curvoni veloci ad ampio raggio e due tornanti molto lenti che spezzano il ritmo del giro.

I punti di frenata più difficili sono: Southern Loop, staccata molto difficile e bisogna stare cuciti al cordolo; Honda Corner, uno dei due punti lenti del tracciato e luogo di contatti e cadute; curva 10, lenta come la 4 e luogo di cadute.

I punti di sorpasso invece sono: Doohan Corner, facile però il controsorpasso; Southern Loop, copia-incolla della Doohan; Honda Corner; Siberia, lunga sinistra; Lukey Heights, la lunga sinistra che precede il tornante di curva 10; curva 10, altro punto di sorpasso come la 4.

Statistiche e record dell’Australian Round

Come abbiamo visto in precedenza, due sono le piste sulle quali si è disputato il round del Mondiale, Phillip Island ed Oran Park, per un totale di 33 edizioni contando quella che si disputerà nel fine settimana. Phillip Island è stata teatro di 32 edizioni, Oran Park di 2.

I record del tracciato del round australiano sono tutti di Nicolò Bulega, mattatore del round dello scorso anno con tre vittorie su tre gare, del 2024: Pole in 1’27”916 e gara-1 in 1’28”564

SBK Australia orari

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