Quattro stagioni in una: da dove riparte Aprilia in vista di Silverstone?

In metà campionato la casa di Noale ha vissuto di tutto: pura estasi, soddisfazione ma anche delusione e un pizzico di paura. Ora si ricomincia e tante cose sembrano ancora da chiarire
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Gianmaria RosatiGianmaria Rosati

Pubblicato il 3 agosto 2026, 11:56 (Aggiornato il 4 ago 2026 alle 09:43)

Chissà se prima della fine dell’anno, nel box Aprilia ufficiale o in quello Trackhouse, suoneranno mai le “Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi. Il parallelismo tra l’opera del compositore italiano e la pattuglia di Noale è meno lontano di quanto si possa pensare, dato che in una sola metà di stagione l’Aprilia sembra averne vissute... quattro intere.

Nel giro di undici Gran Premi, la Casa veneta ha provato l’immensa gioia di una partenza a razzo da tre vittorie iniziali (poi quattro in cinque gare domenicali), ma anche le difficoltà relative al calo di performance di Jorge Martin e, soprattutto, alle mille avversità vissute da Marco Bezzecchi, autore di quattro “zero” in altrettanti GP prima della pausa estiva.

Una flessione unita all’irruzione al centro della scena da parte di Trackhouse, capace con Raul Fernandez e Ai Ogura di diventare il team Aprilia più prolifico dell’ultimo periodo. Ovviamente il quadro generale di questa prima parte di stagione resta molto positivo, in primis grazie al comparto tecnico, con la competitività confermata una domenica dopo l’altra: quelle ottime sensazioni che la RS-GP aveva trasmesso ai piloti nei test invernali si sono tramutate subito in risultati e nulla come la velocità diffusa tra tutti i piloti può certificare la competitività.

Quel lungo inseguimento alla Ducati sembra davvero terminato, con le due Case italiane oggi accomunate dalla fascia B delle concessioni, dal numero dei vincitori domenicali (tre a testa) e complessivi (quattro). Semmai, nella fase iniziale del campionato la RS-GP appariva padrona del Mondiale, mentre ora ha una controparte con cui lottare.

La primavera: Jorge Martin

Le “Quattro stagioni” di Vivaldi si associano bene a questa prima metà di stagione dell’Aprilia, ma anche all’andamento e al carattere dei suoi quattro piloti, piuttosto diversi tra loro.Il primo dei quattro concerti che compongono le “Quattro stagioni” è la Primavera, che si può associare a Jorge Martin. D’altronde, così come la primavera restituisce vigore e colore, questo 2026 ha restituito velocità e serenità allo spagnolo, capace di rimettere le mani su quella prima posizione del Mondiale che gli mancava dal suo ultimo giorno pre-Aprilia, coinciso con la conquista del (primo) titolo in MotoGP.

Nelle prime gare di questo 2026 Martin ha sfoderato in sella all’Aprilia la velocità che era abituale ai tempi della Ducati, tanto da tornare a vincere a Le Mans.Quella in terra francese è stata però la sua unica affermazione domenicale. E quella rapidità che gli aveva sempre permesso di lottare stabilmente per il podio è andata un passo alla volta affievolendosi nelle ultime settimane, quando l’unica arma in possesso di Martin è stata la costanza, che gli ha permesso di mantenere la testa del campionato nonostante tutto.

Un calo di prestazioni riconosciuto dallo stesso Jorge, con grande onestà. «Sono contento di essere in testa al campionato – le sue parole – ma in questo momento devo ritrovare la velocità, altrimenti non rimarrò al comando per molto tempo. So che il mio potenziale è un altro: nelle prime gare della stagione avevo molta fiducia, mentre nelle ultime l’ho un po’ persa».

Un pizzico di rammarico all’interno di un complesso ovviamente positivo per chi nel 2025 aveva vissuto un incubo («A gennaio di quest’anno avrei firmato per essere in questa posizione» ha ammesso il madrileno), ma è impossibile ignorare come, per sognare in grande, serva un cambio di rotta. 

 

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